Certificazione energetica : quanto consumano le nostre case?

Da circa due anni nelle varia­bili che inci­dono sulla scelta dell’acquisto della casa, la qua­lità ambien­tale e quindi il valore della sua cer­ti­fi­ca­zione ener­ge­tica sono bal­zati al primo posto.

Non si tratta solo di una que­stione di rispar­mio ener­ge­tico ma di una vera e pro­prio neces­sità di far entrare  “l’ambiente” in città, ridu­cendo i con­sumi di ener­gia e quindi facendo il primo passo per cer­care di mini­miz­zare gli effetti nega­tivi dell’attività umana su di esso.

L’Unione Europea ha ema­nato, allo scopo, una diret­tiva ope­ra­tiva rela­tiva al ”Rendimento ener­ge­tico degli edi­fici” con prov­ve­di­menti volti a:

  • fis­sare i requi­siti minimi di pre­sta­zione ener­ge­tica per gli edi­fici di nuova costruzione;
  • imporre i requi­siti minimi di pre­sta­zione ener­ge­tica per edi­fici di note­voli dimen­sioni sog­getti a ristrutturazione;
  • adot­tare un pro­to­collo di ispe­zione degli impianti termici;
  • defi­nire una meto­do­lo­gia di cal­colo per il ren­di­mento ener­ge­tico inte­grato degli edifici;
  • pro­ce­dere alla  cer­ti­fi­ca­zione ener­ge­tica degli edifici.

L’Attestato di C.E. deve essere messo a dispo­si­zione in fase di costru­zione, com­pra­ven­dita o loca­zione di un edi­fi­cio: vi devono essere ripor­tati dati di rife­ri­mento che con­sen­tano ai con­su­ma­tori di valu­tare e raf­fron­tare il ren­di­mento ener­ge­tico dell’edificio e rac­co­man­da­zioni per il miglio­ra­mento del ren­di­mento ener­ge­tico in ter­mini di costi-benefici.

La cer­ti­fi­ca­zione ener­ge­tica degli edi­fici è obbli­ga­to­ria per tutte le cate­go­rie di immo­bili ed ha varie sca­denze tem­po­rali. Oltre ad essere indi­spen­sa­bile per tutti gli atti nota­rili di com­pra­ven­dita e di loca­zione, l’attestato ener­ge­tico  fa parte di quella docu­men­ta­zione neces­sa­ria per otte­nere gli sgravi fiscali (detra­zione del 55% sul red­dito IRPEF).

L’obiettivo è quello di dotare pro­gres­si­va­mente tutti gli edi­fici di un docu­mento che possa for­nire infor­ma­zioni in merito al com­por­ta­mento ener­ge­tico dell’immobile, valo­riz­zando sul mer­cato gli immo­bili che pre­sen­tano migliori per­for­mance ed incen­ti­vando il miglio­ra­mento del patri­mo­nio immobiliare.

Nuovi luoghi di lavoro

Stanchi dei soliti uffici som­mersi nelle nostre cao­ti­che città?

Vi pro­po­niamo il nuovo uffi­cio nei boschi rea­liz­zato dagli archi­tetti Jose Selgas e Lucia Cano a Madrid.

E’ un’architettura com­ple­ta­mente immersa nella natura che non disturba né per forma, né per colori, né per mate­riali uti­liz­zati, come se fosse parte inte­grante dello stesso bosco. Si tratta di un lungo uffi­cio a forma di tun­nel disteso su una pic­cola radura di alberi a foglia caduca, coperto da una fine­stra in pla­stica acri­lica tra­spa­rente molto sot­tile, appena 20 mil­li­me­tri. La luce entra in modo splen­dido e natu­rale, quasi senza media­zioni: l’ombra è garan­tita da un muro opaco, spesso 11 cen­ti­me­tri e rea­liz­zato con strati di polie­stere e fibra di vetro.

Questo mate­riale, oltre a dare iso­la­mento, dà colore all’ufficio. Le tinte interne degli arredi sono sul bianco e sul giallo per non disco­starsi troppo dalle tinte natu­rali degli alberi e della luce. Lo stu­dio a monte del pro­getto ha riguar­dato l’orografia del ter­reno, la misu­ra­zione della vege­ta­zione per indi­vi­duarne i rap­porti tra altezza ed ingom­bro. La dif­fi­coltà della rea­liz­za­zione è stata sia per lo stu­dio dei mate­riali “eco­lo­gici” sia per la ricerca di nuove tec­no­lo­gie: basti pen­sare che la cur­va­tura del tetto è la stessa pro­dotta per i treni tedeschi.

La tem­pe­ra­tura interna resta sem­pre fre­sca gra­zie ad un sistema di puleg­gie col­le­gate ad una delle estre­mità dell’ufficio, che abbassa e alza una lastra di vetro­re­sina che fun­ziona come un enorme ven­ta­glio a mano che pompa aria. Un posto con poche distra­zioni ma sicu­ra­mente ricco di ispi­ra­zioni. Un uffi­cio del futuro ma anche un ritorno alla natura, al silen­zio, alla con­cen­tra­zione. Le nuove archi­tet­ture cer­cano sem­pre più di inte­grarsi con il pae­sag­gio ormai troppo spesso detur­pato dalle recenti rea­liz­za­zioni archi­tet­to­ni­che selvagge.

Questo ci fa spe­rare in un futuro dell’architettura più “pulita” e in piena armo­nia con la natura.

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Fotovoltaico: arrivano le Nanoantenne

I ricer­ca­tori dell’Idaho National Laboratory, insieme con i part­ner in Microcontinuum Inc. (Cambridge, MA) e Patrick Pinhero dell’Università di Missouri, stanno svi­lup­pando un nuovo modo per rac­co­gliere l’energia dal sole con una tec­no­lo­gia che potrebbe trarre ener­gia anche al tramontato.

Patrick Pinhero e il suo team, sosten­gono di aver inven­tato un dispo­si­tivo che può sfrut­tare l’energia solare in modo molto più effi­ciente rispetto ad un pan­nello solare tra­di­zio­nale.
Infatti, il più grande difetto dei pan­nelli foto­vol­taici odierni, è che pos­sono rac­co­gliere sola­mente una fra­zione della luce solare dispo­ni­bile, circa il 20%. Il gruppo pre­vede, invece, che nel giro di 5 anni potrà essere messa a punto una nuova gene­ra­zione di pan­nelli solari in grado di cat­tu­rare il 90% della luce solare.

Il dispo­si­tivo si basa sull’utilizzo di uno spe­ciale foglio sot­tile model­la­bile com­po­sto da pic­cole antenne, deno­mi­nate Nanoantenne, che rac­col­gono ener­gia solare anche dalle regioni dello spet­tro vicine all’infrarosso. Ogni nanoan­tenna è ampia come 1/25 del dia­me­tro di un capello umano, per­ciò può cat­tu­rare l’ ener­gia sia dalla luce solare, sia dal calore della terra, con mag­giore effi­cienza rispetto alle celle solari tradizionali.

Esse fun­zio­nano come una qua­lun­que altra antenna, in grado di assor­bire l’energia elet­tro­ma­gne­tica tra­smessa nello spa­zio, come anche quelle comuni per la rice­zione delle onde radio sono sola­mente molto più pic­cole. Possono essere stam­pate su mate­riali sot­tili e fles­si­bili come il polie­ti­lene, una pla­stica che è comu­ne­mente usata per sac­chetti e invo­lu­cri di pla­stica, ciò ren­derà pos­si­bile la loro appli­ca­zione su impianti già esi­stenti per incre­men­tarne l’efficienza pro­dut­tiva, in più, trat­tan­dosi di tec­no­lo­gia a film sot­tile, si potrà uti­liz­zare  per ali­men­tare le auto­mo­bili, ma anche per usi più pic­coli tipo carica batterie.

La nuova tec­no­lo­gia in esame, richiede ancora degli anni per essere otti­miz­zata, ma appare  molto pro­met­tente.
Innanzi tutto andrebbe a risol­vere il duplice pro­blema dei sistemi adot­tati attual­mente:
• Difficoltà di con­ver­tire tutta la luce in elet­tri­cit�
• Riescono a cat­tu­rare solo una pic­cola banda delle lun­ghezze d’onda della luce del sole che irra­dia la terra

In più, tra i poten­ziali van­taggi c è sicu­ra­mente da dire, che sarebbe un dispo­si­tivo acces­si­bile a tutti, in quanto si tratta di un pac­chetto vera­mente eco­no­mico visto che i mate­riali che uti­lizza non sono asso­lu­ta­mente rari e costosi

Riqualificazione energetica degli edifici: la casa del futuro ha il cappotto

Quello della riqua­li­fi­ca­zione è un punto che sicu­ra­mente va ad inse­rirsi nell’ottica di un edi­li­zia nuova  che com­prende tutti  que­gli inter­venti atti a ridurre l’impatto ambien­tale degli edi­fici per arri­vare via via al tanto atteso “impatto zero”, quindi meno con­sumi e più risparmio.

Proprio a que­sto pro­po­sito, gra­zie al finan­zia­mento otte­nuto dal Progetto Europeo EnercitEE e dalla Regione Emilia-Romagna, sta entrando nella fase ope­ra­tiva, un pro­getto che mira all’efficienza ener­ge­tica degli edi­fici esi­stenti a Modena.

L’operazione, nata gra­zie all’Agenzia per l’energia di Modena Biecolab , si chiama ‘Vesto casa’, e con­si­ste­rebbe nella riqua­li­fi­ca­zione ener­ge­tica dell’involucro della pro­pria casa a con­di­zioni eco­no­mi­che van­tag­giose e di con­se­guenza all’organizzazione di un gruppo d’acquisto fina­liz­zato all’applicazione di sistemi di iso­la­mento ter­mico esterno a cappotto.

Per la riqua­li­fi­ca­zione ener­ge­tica gli inter­venti da rea­liz­zare sono:

  • Il miglio­ra­mento delle pre­sta­zioni dell’involucro edilizio
  • La sosti­tu­zione degli impianti di cli­ma­tiz­za­zione inver­nale obso­leti, con impianti dotati di cal­daie ad alta effi­cienza energetica
  • L’installazione di fonti ener­ge­ti­che rin­no­va­bili  (impianti foto­vol­taici, solare, termico ..)
  • La cor­retta gestione della ven­ti­la­zione natu­rale, pro­prio per limi­tare l’utilizzo di con­di­zio­na­tori estivi che andreb­bero ad incre­men­tare i con­sumi elettrici
  • L’introduzione di sistemi di con­ta­bi­liz­za­zione indi­vi­duale dell’energia per la sen­si­bi­liz­za­zione alla ridu­zione dei consumi».

Se anche voi volete riqua­li­fi­care la vostra abi­ta­zione, negli attuali incen­tivi sono pre­vi­sti detra­zioni d’imposta del 55 % su tutti i costi soste­nuti per ridurre le disper­sioni ter­mi­che della pro­pria casa o per l’installazione di pan­nelli solari e per la sosti­tu­zione di vec­chie cal­daie con impianti nuovi ad alta efficienza.

Per otte­nerlo basterà farsi cer­ti­fi­care il pro­getto dei lavori da un pro­fes­sio­ni­sta abi­li­tato e com­pi­lare un modulo da alle­gare alla modello delle tasse

La casa del futuro è.. Med in Italy

E’ la prima volta dopo 12 anni che un team ita­liano viene ammesso al “Solar Decathlon”, la com­pe­ti­zione mon­diale dell’architettura green pro­mossa dal Dipartimento dell’Energia Usa, per la rea­liz­za­zione di pro­to­tipi abi­ta­tivi inno­va­tivi, soste­ni­bili e ali­men­tati a ener­gia solare.

I 50 cer­velli di docenti, neo­lau­reati e stu­denti dell’Università di Roma TRE, hanno dato vita al pro­getto “Med in Italy” per la rea­liz­za­zione di una casa dalle alte pre­sta­zioni ambien­tali, con­tro ogni tipo di inqui­na­mento, uti­liz­zando i mate­riali locali per adat­tarsi a tutti i tipi di paesaggi.

La casa sarà quindi un vero e pro­prio mani­fe­sto del “Mediterranean way of life” per la prima volta, tra le case super eco­lo­gi­che, una  casa  bio­cli­ma­tica  viene pro­get­tata per difen­dersi dal caldo più che dal freddo: la nostra casa  resterà iso­lata dall’esterno nelle ore più calde e si aprirà quando il sole cala, ciò gli per­met­tera di uti­liz­zare circa un quarto dell’energia usata nelle abi­ta­zioni tradizionali.

Il pro­to­tipo è un affa­sci­nante mix di tra­di­zione e moder­nità: la pianta della casa, «med in Italy», infatti,  richiama le anti­che abi­ta­zioni dei Sumeri con un giar­dino «raf­fre­scante» all’esterno del patio, ma allo stesso tempo un tocco di moder­nità, invece, sarà l’energia riven­duta al for­ni­tore e un’auto elet­trica col­le­gata alla rete di pro­du­zione che ser­virà come bat­te­ria per con­ser­vare l’energia in eccesso.

Una casa che pro­duce  sei volte  l’energia che con­suma, che in circa 20 anni per­met­terà un rispar­mio di 121 ton­nel­late di CO2, come se in casa aves­simo a dispo­si­zione un pic­colo bosco di 120 alberi.

Meno CO2, signi­fi­cherà più com­fort ma soprat­tutto un alleg­ge­ri­mento della bol­letta elet­trica di circa l’84% poi­chè l’efficienza  dei  sistemi  per­met­terà  alla  casa  di  fun­zio­nare  per­fet­ta­mente,  con  elet­tro­do­me­stici, illu­mi­na­zione, acqua  calda e  tem­pe­ra­ture adeguate.

Il risul­tato è a dir poco straor­di­na­rio, Gruppo Toscano  fa un grosso in bocca al lupo al Team Med in Italy, per la finale che si terrà a Madrid a Settembre 2012.