Il mercato immobiliare: Focus su Cagliari

A In base ai dati elaborati dal Centro Studi Toscano, divisione specializzata del Gruppo Toscano in analisi ed indagini di mercato, Cagliari evidenzia un mercato del mattone ponderato in questo primo semestre del 2010.  Nel 2009 il capoluogo sardo aveva chiuso l’anno con il 5% in più di compravendite rispetto al 2008, beneficiando anch’esso della ripresa del mercato evidenziata nell’ultimo trimestre del 2009 a livello nazionale. In questi primi 5 mesi del 2010, il mercato di Cagliari ha evidenziato una certa staticità nel numero di compravendite effettuate in città, mentre l’hinterland ha registrato una discreta dinamicità, che ha portato ad un 20% comples­sivo rispetto allo scorso anno. Spesso la volontà di rivolgersi all’hinterland cittadino è data, oltre alla maggiore convenienza delle quotazioni immobiliari della provincia, alle difficoltà di accesso al credito da parte delle famiglie cagliaritane. Da parte degli istituti di credito vengono spesso richieste garanzie aggiuntive e vi sono lunghi tempi di istruttoria che non aiutano il mercato immobiliare cagliaritano.

Anche i tempi medi di vendita sono molto migliorati rispetto al 2009. Oggi sono infatti sufficienti 6 mesi per vendere un immobile, contro i quasi 8 mesi del 2009. Rispetto allo scorso anno rileviamo prezzi pres­soché stabili. In sede di trattativa, i proprietari sono disposti ad accettare uno sconto medio di circa il 5% sulla richiesta iniziale (evidenziamo che questo dato è inferiore rispetto alla media nazionale, pari al 7%).

Il centro di Cagliari si conferma uno dei quartieri più dinamici della città, insieme a San Benedetto – Villanova. Entrambe le zone beneficiano delle opere di riqualificazione da parte del comune, che a Villanova sono in fase di ultimazione. Qui, la chiusura di aree pedonali e l’apertura di nuovi negozi, insieme ad interventi di riqualificazione di palazzi storici da parte di privati, contribuisce a portare nuova vivacità al mercato immobiliare cittadino. Anche la zona di Sant’Avendrace, con la costruzione di nuovi edifici e negozi commerciali, dovrebbe beneficiare delle opere di rivalutazione ambientale.

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NEL 2009 RISULTATI IN CRESCITA PER IL BILANCIO DEL GRUPPO TOSCANO

Nonostante il mercato immobiliare non sia rimasto immune alla crisi, il Gruppo Toscano chiude il bilancio 2009 con un risultato positivo,  in crescita rispetto al 2008.

Lo sviluppo della rete in franchising della Gruppo Toscano S.p.A. ha registrato al 31 dicembre 2009 un fatturato di Euro 10,1 milioni, con un incremento, rispetto all’esercizio pre­cedente, di oltre il 3,0%. L’EBITDA dell’anno 2009 è risultato positivo per circa 2,1 milioni di Euro, cosi come l’EBIT, risultato pari a circa 1,5 milioni. Pur avendo ottenuto un fatturato pres­soché stabile rispetto allo scorso anno, l’EBITDA e l’EBIT sono sensibilmente cresciuti rispetto al 2008 (rispettivamente +76,5% e +154,3%). Ciò è stato pos­sibile grazie ad un’accurata gestione del conto economico, volta a mantenere gli standard qualitativi abitualmente offerti alla rete. In tal senso il Gruppo è riuscito a trasformare la crisi in un’opportunità, con un’oculata gestione della politica di costo che ci ha permesso di essere reattivi in fase di ripresa del mercato.

Anche nel corso del 2009 abbiamo rinnovato  l’investimento in formazione, che pre­vede, tra le iniziative, una collaborazione con l’Università degli Studi di Tor Vergata, Facoltà di Economia, di percorsi formativi differenziati per i Consulenti Immobiliari Toscano.

Il numero di transazioni effettuate nel corso dell’esercizio tramite le agenzie affiliate è risultato pari a 3.746, pari ad un incremento percentuale del 10,4% .

“Il mercato anche quest’anno ha continuato a selezionare le agenzie in grado di offrire profes­sionalità, competenza e serietà”. afferma il dott. IlarioToscano, Presidente della Gruppo Toscano Spa, “Un servizio di qualità superiore è basato su un’attenta e seria formazione dell’agente immobiliare. Sono anni che seguiamo con convinzione la strada degli investimenti in formazione: Una scelta strategica a lungo termine, che ci consente di affrontare al meglio lo scenario di mercato attuale. Grazie alla solidità delle nostre scelte, il mercato ci ha pre­miato, con risultati addirittura in crescita rispetto al 2008.

Il 2010 sta confermando la ripresa del mercato, già evidenziata negli ultimi mesi del 2009. Contiamo così anche quest’anno di ottenere risultati in crescita.”

Intervento del Presidente Ilario Toscano sul Corriere

Vi volevo segnalare un articolo di settimana scorsa sul Corriere della Sera in cui è stato pubblicato il nostro studio sul mercato immobiliare italiano, contenente un intervento del Presidente del Gruppo, il dottor Ilario Toscano.

Vi allego il pdf con la pagina del Corriere dello scorso 11 marzo.

Buona lettura :)

Il mercato immobiliare nel 2009 e previsioni per il 2010-Focus sulla città di Roma

Il mercato romano è tradizionalmente molto vivace ed è quello che più di ogni altro capoluogo italiano si è mantenuto al riparo dalla crisi. Nel 2009 la Capitale ha però subito una frenata. Con il sus­seguirsi dei mesi, il mercato ha iniziato a rallentare in maniera più significativa, in quanto il numero delle compravendite ha segnato un –7,8% al 31 luglio 2009, a fronte di una media nazionale del –4,7%. Dopo la pausa estiva, anche Roma ha beneficiato di un clima di maggiore fiducia, elemento essenziale per agevolare gli scambi nel mercato immobiliare. Il 2009 è stato quindi chiuso con un  +1,23% rispetto allo scorso anno, a fronte di una media nazionale del +4,2%. Analogamente, considerando i tempi medi di vendita, fino a tutto il 2008 la Capitale era riuscita a mantenere una certa vivacità negli scambi, con una media di circa 5 mesi rispetto ai 6 medi totale Italia, in contro­tendenza rispetto al trend nazionale. Nel 2009 Roma ha guadagnato oltre un mese rispetto allo scorso anno, fino a che, nel secondo semestre 2009, leggiamo un’ulteriore inversione di tendenza, analogamente a quanto registrato sul territorio nazionale. I tempi medi di vendita si sono accorciati di circa un mese, grazie soprattutto al brio delle zone centrali e semicentrali. Per vendere un immobile a Roma sono neces­sari mediamente 178 giorni.

Sul fronte dei prezzi, abbiamo rilevato un leggero decremento delle quotazioni, che si aggirano attorno al 5% in meno. Si registra una certa stabilità nelle zone centrali, per gli immobili di pre­gio e le zone residenziali esclusive. Viceversa, nelle zone periferiche e in alcune zone semicentrali il calo è stato più deciso. Tra queste ultime,  la zona Tuscolana — Cinecittà è stata quella che tra le zone semicentrali ha evidenziato il calo più deciso. Tra le zone periferiche, quelle che più hanno accusato una diminuzione dei prezzi, sono Acilia Dragonia, Vitinia, Axa Palocco Infernetto, Ostia e Torrevecchia. Nelle zone Colombo – Ardeatina ed Eur — Laurentino, i tagli piccoli hanno subito un calo più elevato, a differenza delle tipologie più grandi, che hanno delle quotazioni pres­soché stabili. Lo sconto medio in sede di trattativa per gli immobili da ristrutturare si aggira attorno al 10%, per quelli usati abitabili la trattabilità è del 6% circa sul prezzo di vendita.

Prevediamo che nel 2010 il mercato immobiliare sarà molto più stabile, anche sotto il profilo delle quotazioni, che saranno pres­soché invariate nel corso dell’anno. Il mercato immobiliare sarà ponderato, confermando gli andamenti rilevati nella seconda metà del 2009. Dopo le notizie positive dagli altri comparti dell’economia e dai mercati finanziari, dal mese di settembre si respira aria di maggiore fiducia, con ricadute positive anche sul mercato immobiliare. A ciò si aggiunge il rimpatrio dei capitali determinati dallo dello scudo fiscale, i cui effetti sul mercato immobiliare sono difficilmente misurabili. In base alle nostre stime, almeno il 25% delle somme rimpatriate sarà investito nel mercato immobiliare nei pros­simi 2 anni. Ciononostante, un eventuale peggioramento del mercato del lavoro potrebbe avere ricadute negative sul mercato immobiliare.

Il mercato immobiliare al 31 ottobre 2009: focus su Torino

Nel corso del 2008, la diffusione della crisi ha creato nella città di Torino una sorta di “linea di demarcazione” tra le zone centrali e quelle periferiche. Fortunatamente, i primi segnali di ripresa iniziano a vedersi anche nel capoluogo piemontese.

Nel corso del 2009 il mercato immobiliare torinese, e piemontese nel complesso, è tornato ad avere meccanismi di funzionamento “normali”, a differenza di quanto accadeva fino a 2 anni fa, dove l’estrema facilità di accesso al credito ha prodotto effetti distorsivi nel mercato, soprattutto nelle zone periferiche, quelle che attualmente hanno più difficoltà a normalizzarsi.

Le zone centrali viceversa sono rimaste al riparo dalla crisi, con un’offerta e una domanda di immobili sostanzialmente stabili. Le zone semicentrali hanno avuto un periodo con un surplus di offerta, da cui sono uscite verso la fine del I semestre del 2009, quando la stretta del credito ha iniziato ad allentarsi. Ciò però non è stato sufficiente per le zone periferiche della città, dove attualmente vi è grande offerta, a cui si contrappone un’importante diminuzione della domanda. Su entrambi i fattori incidono le difficoltà legate al mercato creditizio: da un lato, vi sono famiglie che non pos­sono accedere al credito, viceversa  molte altre sperano di vendere la propria abitazione per far fronte al caro vita o alle difficoltà legate al mondo del lavoro.

Fonte dati: Centro Studi Toscano

I tempi medi di vendita confermano questa tesi: nelle zone centrali e semicentrali della città sono sufficienti circa 5 mesi per vendere un immobile, a fronte di una media nazionale di 7 mesi. Il dato dei quartieri periferici è invece superiore alla media nazionale: sono infatti neces­sari oltre 8 mesi per vendere un immobile.

Nel 2009 abbiamo registrato una variazione comples­siva del 5% circa rispetto al 2008, dovuta in buona parte alle variazioni negative dei quartieri periferici. Il numero delle compravendite nei primi 10 mesi del 2009 evidenzia invece un calo del 6%, a fronte di una dato nazionale del +4,48%.

Il mercato immobiliare italiano: focus su Milano


Milano rappresenta la città sentinella per antonomasia
: ecco che nel secondo semestre del 2009 i primi segnali positivi del mercato immobiliare italiano arrivano proprio dal capoluogo lombardo.
Milano è la città che nel secondo trimestre del 2007 anti­cipò la crisi, poi diffusasi nel resto d’Italia nel corso del 2008. Ecco che oggi Milano si riscatta con un +6,7% del numero di compravendite nel corso dei primi 9 mesi del 2009 rispetto all’anno pre­cedente, mentre il resto d’Italia segna un –2,15%.

 
Con l’avvento di settembre il mercato appare più attivo” afferma Roberto Tolli, Consulente Area del Gruppo Toscano a Milano, che aggiunge “Anche se le difficoltà di accesso al credito non si sono affievolite, sembra essere tornata maggiore fiducia tra le persone. E con essa, sono ripartite anche le transazioni immobiliari”.

 
Rafforza il trend positivo di Milano un altro indicatore, i tempi medi di vendita, che nelle zone centrali e semicentrali della città sono decisamente inferiori alla media nazionale. Nel resto del paese sono neces­sari in media circa 7 mesi neces­sari per vendere mediamente un immobile in Italia, nelle zone centrali e semicentrali di Milano sono sufficienti dai 5 mesi ai 5 mesi e mezzo. Molto differente è la situazione nelle zone periferiche e nell’hinterland cittadino, dove i tempi medi di vendita sono addirittura superiori ai 7 mesi della media Italia. Una città a due marce, quindi, con i centri tornati ad essere reattivi, e le periferie, nelle quali la crisi è un elemento di attualità. Se è vero che la città di Milano anti­cipa le tendenze del mercato immobiliare italiano, pos­siamo aspettarci questa parziale ripresa anche nelle altre città d’Italia: ciò potrebbe però anche essere il simbolo di un’Italia in cui si acuiscono le differenze sociali.

 

Il mercato immobiliare: focus su Roma

Il mercato romano è tradizionalmente molto vivace ed è quello che più di ogni altro capoluogo italiano si è mantenuto tale pur con il diffondersi della crisi. Con l’arrivo dell’estate però anche il mercato romano ha iniziato a frenare in maniera più significativa, in quanto il numero delle compravendite ha segnato un –7,8% al 31 luglio 2009, a fronte di una media nazionale del –4,7%.

Oltre a ciò, si è registrato a Roma un incremento importante dei tempi medi di vendita, che fino all’anno scorso registrava performance molto più positive rispetto alle attuali. Già lo scorso anno a livello nazionale avevamo registrato una tendenza in termini di aumento dei tempi medi di vendita, che non veniva confermata nella città di  Roma. La capitale riusciva infatti a mantenere una certa vivacità (con una media di circa 5 mesi rispetto ai 6 medi totale Italia), che non viene confermata in questi primi 7 mesi del 2009. Ecco che anche Roma rallenta, guadagnando oltre un mese rispetto allo scorso anno: il tempo neces­sario per vendere un immobile è infatti salito mediamente a 6,8 mesi al 31 luglio 2009, sostanzialmente in linea con la media nazionale di 7 mesi circa. 

Domanda e offerta del mercato romani si incontrano quindi con tempi più lunghi rispetto a un anno fa: il mercato ha cioè bisogno di “metabolizzare” il giusto prezzo di mercato in 7 mesi circa. Se il mercato fosse più deciso nel capire il giusto prezzo di mercato, i tempi medi di vendita potrebbero velocemente tornate a livelli di normalità.


Taglio piccolo, taglio medio o taglio grande? Come cambiano le preferenze degli italiani in tempi di crisi

In base ai dati raccolti nei primi 3 mesi del 2009 (dal 1/1/09 al 31/03/09) dal Centro Studi Toscano, divisione specializzata in analisi ed indagini di mercato, il mercato immobiliare italiano registra una diminuzione dei prezzi. Sotto il profilo delle quotazioni, il mercato residenziale registra un calo dei prezzi sia nei centri cittadini sia nelle zone semicentrali e periferiche, pari al 7–8% circa a livello nazionale. Il dato più significativo del trimestre è dato da una leggera diminuzione dei tempi medi di vendita (poco meno di 6 mesi rispetto agli oltre 6 mesi dell’ultimo trimestre dell’anno pre­cedente), effetto della diminuzione delle quotazioni immobiliari.
 
Nel 2002, gli italiani pre­diligevano i cosiddetti tagli piccoli, cioè fino a 65 mq, in quanto il 40% delle abitazioni compravendute dal Gruppo era appartenente a questa tipologia, mentre il 35% degli italiani optava per il trilocale, il tipico taglio medio, la cui metrature è compresa tra i 65 e i 120 mq. Il 25% delle pre­ferenze, infine, era rivolta alle abitazioni di ampia metratura, cioè oltre i 125 mq. Era evidente un’equa distribuzione della domanda tra le tipologie di metratura disponibili.
 
Il “taglio medio”(compreso tra 65 mq e 120mq) — Questa tipologia rappresenta l’oggetto dei desideri degli italiani: rispetto all’analisi del 2002 ha subito un incremento del 17%, arrivando ad assorbire ben il 52% delle compravendite immobiliari. Tra questi, il 61% è costituito da abitazioni inferiori ai 100 mq. Ciò è ovviamente avvenuto a discapito degli altri 2 tagli principali: il taglio grande ha subito un calo del 7% mentre il taglio piccolo del 10%.
 
Le grandi metrature (oltre 125 mq) — Rappresentano il 18% degli acquisti degli italiani e hanno subito un calo del 7% rispetto al 2002. Questo dato conferma che in Italia la ricchezza si è concentrata, in questi ultimi anni, a discapito della classe media, che vede di molto diminuito il proprio potere d’acquisto e non può più permettersi di acquistare appartamenti di grandi dimensioni, soprattutto nei capoluoghi di provincia.
 
I monolocali e i bilocali (fino a 65 mq) — Questa tipologia di abitazione è tipicamente acquistata per investimento, oppure da single o giovani coppie. Il “taglio piccolo” ha registrato un crollo del 10% rispetto al 2002, rappresentando nel 2009 il 30% dell’offerta comples­siva. Sotto il profilo dell’offerta, rileviamo che coloro che negli anni scorsi hanno investito nel mattone oggi sono poco propensi al disinvestimento, poiché in questo contesto di crisi finanziaria gli immobili rappresentano uno degli investimenti più sicuri. Sotto il profilo della domanda, il calo è da attribuire a rilevanti mutamenti sociali subiti negli ultimi anni in Italia. Evidenziamo quindi il diffondersi del cosiddetto “pre­cariato” per i giovani, che li induce a comprare casa ad un’età superiore rispetto a pochi anni fa, quando le esigenze personali difficilmente si conciliano con un’abitazioni di dimensioni così ridotte. Inoltre il pre­cariato fa sì che i giovani italiani, se optano per “uscire” dalla casa paterna, non pos­siedono le garanzie personali tali da accendere un mutuo e, di conseguenza, sono indotti nella maggioranza dei casi a scegliere un contratto d’affitto.