11 settembre 2009

Investire nell’immobiliare quando c’è inflazione”

E’ quanto sostiene Mario Deaglio, profes­sore di economia all’università di Torino, in un’intervista al Sole24ore (qui l’intervento completo).

Secondo il profes­sor Deaglio, quindi, il mercato immobiliare italiano si pre­senta frammentato, una situazione comune nei momenti di crisi. La frammentazione è confermata anche dal fatto che i prezzi si abbas­sano soprattutto nel livello medio-basso. Questo accade perchè in Italia il crollo dell’economia è stato più morbido, a differenza di paesi come l’Inghilterra, dove invece il crollo è stato più compatto.

A quanto pare, ad un anno esatto dall’esplosione vera e propria della crisi, si comincia a vedere l’uscita del tunnel, ma questa è solo una mia impres­sione. Voi che ne pensate?

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4 commenti a “Investire nell’immobiliare quando c’è inflazione””

  1. MyAvatars 0.2
    nobear

    Premettendo che le pre­visioni sono esercizi impos­sibili e aggiungendo che non sono un economista, mi rifaccio a coloro che, dati alla mano, avevano pre­visto lo scoppio della crisi attuale con qualche anno di anti­cipo e a quanti operano realmente nel mercato (Soros per esempio): i dati attuali non evidenziano nes­sun segnale di inversione di tendenza, specie se rapportati all’entità degli stimoli governativi; inoltre le macrostrutture del mercato non sono cambiate. In conseguenza di ciò si può affermare, secondo la mia opinione personale, che il cumulo di “carte” su cui si fonda questo mercato essenzialmente destrutturato continuano a costituire un potenziale rischio di notevole entità, a cui si sommano ora i riverberi nell’economia reale e della crescita del debito pubblico dei vari stati nazionali. Ciò non si pre­figura, a mio modo di vedere, come una pos­sibile fine della crisi, che anzi, deve ancora manifestarsi pienamente.

    Un intevento degli istituti centrali e dei governi nazionali senza pre­cedenti nella storia del pianeta, dimostra che siamo in pre­senza della più grande crisi che la storia conosca la cui reale portata e i cui reali effetti non sono quantificabili quindi facendo riferimento a serie storiche.

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  2. MyAvatars 0.2
    nobear

    Aggiungo a quanto scritto un articolo appena uscito che mi sembra particolarmente aderente all’argomento, in considerazione del fatto che in un’economia globalizzata qualsiasi cosa succeda in USA, come abbiamo visto, ha poderosi echi anche da noi...

    Joseph Stiglitz, il pre­mio Nobel per l’Economia, e’ convinto che gli Stati Uniti non siano riusciti a risolvere i problemi del sistema bancario: “Negli Stati Uniti e in moltri altri Paesi, le banche ‘troppo grandi per essere lasciate fallire’ sono diventate ancora piu’ imponenti”, “I problemi sono piu’ gravi di quelli del 2007, prima dello scoppio della crisi”.

    I commenti di Stiglitz (...) fanno eco a quelli dell’ex pre­sidente della Federal Reserve Paul Volcker, che ha avvertito l’amministrazione Obama, suggerendo di ridurre le dimensioni di alcuni big della finanza, cosi’ come quelli del Governatore della Banca di Israele, Stanley Fischer, che il mese scorso ha segnalato che i governi dovrebbero scoraggiare gli isituti finanziari dall’assumere dimensioni “ecces­sivamente grandi”.

    fonte: http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=782623

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  3. MyAvatars 0.2
    oglasnik

    Io penso, che i prezzi si abas­serano ancora un po, prima che si possa cominciare a parlare di fine della crisi.

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  4. MyAvatars 0.2
    Tropical

    Secondo me la crisi in atto non si è ancora manifestata in tutta la sua severità.
    Se analizziamo alcune affermazioni che sono comparse sulle pagine dei giornali, si riscontrano delle contraddittorietà in termini. Per esempio: Si pre­vede una ripresa della produzione di qualche decimo di punto percentuale di PIL, ma un ulteriore aumento della disoccupazione, come se, a fronte di una diminuzione della forza lavoro in Italia, corrisponde un aumento della produzione destinata alle esportazioni (certamente può aumentare, secondo questo ragionamento, solamente il volume delle esportazioni visto che non ci si può certo aspettare un aumento dei consumi in Italia dove la disoccupazione è pre­vista in aumento)...ma a me risulta che i nostri imprenditori abbiano sempre portato la manodopera all’estero per poi vendere in Italia mas­simizzando così i guadagni. Una realtà che è esattamente l’opposto di quanto ha affermato qualche giorno fa da Emma Marcegaglia.
    Un altro fattore che si sta nuovamente manifestando nel mondo è la ripresa della produzione in America a scapito dell’Europa...come? Semplice: guardate il rapporto tra EUro e Dollaro...siamo nuovamente alla soglia dell’1.50. La svalutazione della moneta statunitense contribuisce a tagliare le gambe all’economia in Europa che vedrà la propria produzione sul mercato internazionale, proposta ad un prezzo non concorrenziale con quella americana.
    Esaminiamo quindi le ripercus­sioni sul mercato immobiliare. L’atro ieri è stato pubblicato un rapporto secondo il quale si prende atto, con grande clamore, di un calo dei prezzi del 2.8% ...non so se ridere o piangere! A due anni dall’inizio della crisi c’è ancora chi pensa di vendere ad un prezzo che è una briciola inferiore rispetto ai valori mas­simi di 2 anni fa.
    Beh, al contrario di quello che è scritto in questo rapporto e che pre­vede:
    1)ancora una piccola riduzione dei prezzi nel 2010
    2)una stabilizzazione del 2011
    3)una ripresa, riporto quanto scritto nell’articolo, ” in questa ripresa la maggiore liquidità pre­sente nei portafogli dei riparmiatori italiani (che magari disinvestono in Borsa, dando vita alla temuta “fuga di capitali” dai mercati finanziari); gli effetti dello scudo fiscale; e la convinzione che tanto più di così i prezzi non pos­sano scendere”.
    io osservo semplicemente che, giorni fa è stato rifinanziato, in un solo giorno, il debito pubblico, per un ammontare di 6.000.000.000 di Euro con emis­sioni di BTP al 5% lordo/anno e scadenza al 2040.
    Questo da evidenza di un’inversione di tendenza molto importante: la gente non considera più l’immobile come fonte di una rendita, ma cerca delle sicurezze sia dal punto di vista della salvaguardia del proprio capitale finanziario (soldi contanti per essere chiaro) sia dal punto di vista della redditività. Redditività che, con questo tipo di investimento, contribuisce sensibilmente a sopperire ad eventuali mancanze economiche frutto della situazione di questo periodo.
    Aggiungo, per finire, alcuni punti derivanti da una breve chiacchierata fatta con una persona che opera nel settore immobiliare e che fornisce ulteriore conferma a quanto penso:
    1) Il volume delle compravendite si è ridotto moltis­simo
    2) Non è assolutamente vero che coloro che hanno la pos­sibilità di acquistare anche in contanti acquistano perché “questo è il periodo buono per acquistare”. La paura delle ripercus­sioni della crisi sui bilanci familiari è reale e concreta ed un investimento sbagliato (l’investimento immobiliare oggi, tanto per essere chiaro) determina per tante famiglie una caduta verso il basso a partire da una condizione di sopravvivenza.
    3) Tutti coloro che analizzano con occhio critico gli avvenimenti di natura economica e sociale in Italia e le politiche adottate dai governi, capiscono semplicemente che questa crisi non finirà né nel 2010, né nel 2011.
    Questo causerà un aumento degli investimenti verso i mercati finanziari e, alla lunga, si arriverà ad una stabilizzazione dei prezzi degli immobili, oramai offerti in quantità sproporzionatamente superiore rispetto alla domanda, al loro giusto prezzo: 40%-50% in meno rispetto ai prezzi del 2007

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