Pensato, progettato... realizzato!

La ristrut­tu­ra­zione di cui par­liamo que­sto mese  riguarda un immo­bile ubi­cato in Roma alla via Ferretti di circa 125 mq. Esso si tro­vava in con­di­zioni alta­mente degra­date. La ristrut­tu­ra­zione è stata glo­bale ed ha riguar­dato tutte le com­po­nenti intrin­se­che ad un appar­ta­mento alta­mente fun­zio­nale sia dal punto di vista degli spazi ser­venti che di quelli ser­viti, e soprat­tutto si è cer­cato un ele­vato com­fort abi­ta­tivo e tec­no­lo­gico.

La ridi­stri­bu­zione degli spazi interni ha per­messo di otte­nere più super­fi­cie utile per age­vo­lare lo svol­gi­mento dell’attività quo­ti­diana fami­liare. Al ter­mine dello stu­dio pro­get­tuale la solu­zione otti­male ha reso ese­cu­tiva la rea­liz­za­zione di un’ ampia cucina all’ingresso limi­trofa ad un salone di circa 35 mq. Sempre all’ingresso tro­viamo anche un ampio arma­dio che cela da un lato una cap­pot­tiera e dall’altro una lavan­de­ria. Da que­sto ingresso si entra anche nella zona notte dove sono ubi­cati due bagni e tre camere da letto. Nella camera matri­mo­niale è stata rea­liz­zata anche un’ampia cabina spo­glia­toio. Il grande spa­zio a giorno del salone si carat­te­rizza dalla rea­liz­za­zione di una libre­ria lineare in car­ton­gesso di circa 6 ml com­po­sta da tanti moduli diversi sia come dimen­sione di pro­spetto che come pro­fon­dità, spa­zia­lità ampia­mente ricer­cata al fine di crearne un movi­mento non com­pla­nare al filo base della libre­ria stessa e donare a que­sto spa­zio un ritmo mai ripe­ti­tivo. In que­sto salone è stato rea­liz­zato un con­tro­sof­fitto gal­leg­giante o sospeso con l’inserimento di faretti e led. I toni cro­ma­tici di que­sto appar­ta­mento spa­ziano da colori neu­tri ma essen­ziali, come il bianco per la mag­gior parte delle pareti ed un gri­gio medio opaco per i pavi­menti in gres di tutta la casa, a quelli più vivaci ed alle­gri come il gli­cine per la came­retta di una delle bam­bine all’azzurro sfu­mato per il bagno più piccolo.

Architettura moderna, luoghi di aggregazione e di incontro: il M.A.C.R.O.

Parliamo di archi­tet­tura moderna, di riqua­li­fi­ca­zione di spazi esi­stenti all’interno delle nostre città. Parliamo del “MACRO”, ex mat­ta­toio di Roma tra­sfor­mato in una vivace area per spazi cul­tu­rali ed eventi arti­stici. Era un com­plesso esi­stente situato sulle rive del Tevere con padi­glioni pro­get­tati e rea­liz­zati da Gioacchino Ersoch tra il 1888 e il 1891 che rap­pre­sen­tava l’apice dell’ archi­tet­tura indu­striale, il pas­sag­gio tra il clas­si­ci­smo la modernità.

Nel 1929 erano state inse­rite delle tet­toie in ghisa e ferro. Il pro­getto riprende quindi un vec­chio spa­zio dedi­cato al rico­vero degli ani­mali, 10.000 mq che inglo­bano anche il por­tico con le colon­nine in ghisa. I padi­glioni sono costi­tuiti da una sca­tola mura­ria che defi­ni­sce un unico grande ambiente coperto da capriate. Per il pro­getto si è scelto di man­te­nere il con­cetto ini­ziale di Esorch di ret­tan­golo cen­trale su cui si arti­co­la­vano i vari padi­glioni dedi­cati alla lavo­ra­zione delle carni.

Nuovi mate­riali si fon­dono ai vec­chi e la ghisa, il ferro e i sam­pie­trini diven­tano acciaio allu­mi­nio e vetro. Per la ghisa si è uti­liz­zato il bre­vetto inglese Metalock, men­tre per il ferro si è scelto di sosti­tuire gli ele­menti degra­dati con com­po­nenti nuovi di iden­tica geo­me­tria e dimen­sione. Una nuova “teca” fonde la nuova e  la vec­chia archi­tet­tura coprendo il distacco del pro­getto ori­gi­nale tra por­tico e pen­si­line. I nuovi spazi sono stati rea­liz­zati con strut­tura anti­si­smica in acciaio pre­fab­bri­cata e pre-assemblata in offi­cina. Le nuove strut­ture sono sta­ti­ca­mente indi­pen­denti dalle vec­chie. Il pro­getto uti­lizza inol­tre mate­riali eco­com­pa­ti­bili, impiega 170 pan­nelli foto­vol­taici tutto a favore del rispar­mio ener­ge­tico. Grandi lucer­nari piani scher­mati da un dop­pio piano in acciaio inox, forato con­sen­tono sem­pre la radia­zione dif­fusa e nei periodi inver­nali anche la radia­zione solare diretta. Insomma, 5000 mq desti­nati ad atti­vità espo­si­tive for­ma­tive e labo­ra­tori. Che dire… un luogo di morte tra­sfor­mato in un luogo di vita!

La casa di un agente Toscano

Siamo par­ti­co­lar­mente entu­sia­sti di pre­sen­tare in que­sto numero la ristrut­tu­ra­zione che ci ha impe­gnati nei mesi scorsi, per la fidu­cia che ha voluto accor­darci pro­prio il tito­lare di un punto affi­liato del Gruppo Toscano, che colgo l’occasione di rin­gra­ziare insieme alla sua sim­pa­ti­cis­sima consorte.

L’appartamento è col­lo­cato in un immo­bile degli anni ses­santa in cor­tina con ampie fine­stre, pavi­menti in marmo con diverse colo­ra­zioni nei vari ambienti, maio­li­che dai colori forti nell’ambiente cucina e bagni, deci­sa­mente demodé.

Read the rest of this entry »

Luci e ombre tra moderno e vintage

Nella ristrut­tu­ra­zione che pre­sen­tiamo que­sto mese, vole­vamo creare un ambiente sospeso tra luci e ombre, carat­te­riz­zato da una forte cen­tra­lità sot­to­li­neata da alcuni ele­menti non iden­tici, ma in equi­li­brio tra addi­zione e sot­tra­zione di volumi, sem­pre col­mata dalla luce. Stiamo par­lando di un appar­ta­mento degli anni trenta con sof­fitti molto alti — circa 3,50 mt — nel quale ci siamo inse­riti con un inter­vento impor­tante che ha com­por­tato anche un con­so­li­da­mento, dopo il quale si è pro­ce­duto alla demo­li­zione di alcuni tra­mezzi (per loro natura non por­tanti ma diven­tati col tempo col­la­bo­ra­tivi alla sta­tica dell’edificio) al fine di creare quest’ambiente dedi­cato alla let­tura, alla musica e all’immagine, intorno al quale si snoda la distri­bu­zione di tutto l’appartamento.

Per il pavi­mento di tutta la zona giorno si è scelto un marmo rosso Verona, per le pareti il bianco sarà domi­nante anche nella zona notte, i due bagni avranno rive­sti­menti sia a pavi­mento che a parete con gres por­cel­la­nato 60x30 nero e inox, arre­dati con sem­pli­cità quasi asia­tica, la camera da letto e lo stu­dio saranno pavi­men­tati in par­quet. Nel sog­giorno sono state costruite in car­ton­gesso strut­tu­rale le due grandi libre­rie non iden­ti­che al fine di assol­vere ognuna ad una deter­mi­nata esi­genza: saranno illu­mi­nate da punti led incas­sati sulla base e sul cap­pello di que­ste; sulla parete di fondo tra le fine­stre sarà posi­zio­nato lo schermo TV, nes­suna luce diretta vi si riflet­terà. Sempre a sot­to­li­neare la cen­tra­lità dell’ambiente, il con­tro­sof­fitto sarà arti­co­lato con un ele­mento pen­ta­go­nale che segue il peri­me­tro della stanza e che dif­fon­derà luce indi­retta con varia­tore di inten­sità e colore.

L’unica illu­mi­na­zione diretta verrà da una lam­pada a pavi­mento che ser­virà per la let­tura nelle lun­ghe dome­ni­che d’inverno, e darà all’ambiente un’atmosfera meno intima nelle serate tra amici.

Cliccando sulle minia­ture, è pos­si­bile ingran­dire l’immagine.

Il futuro della Luce

Accanto al Salone Internazionale del Mobile, alla sua 48ª edi­zione, quest’anno abbiamo tro­vato a Milano la tanto attesa Euroluce, il Salone Internazionale dell’Illuminazione, punto di rife­ri­mento del set­tore per la sua offerta ad ampio rag­gio, dalle sor­genti lumi­nose al dome­stico, dall’illuminotecnica all’illuminazione urbana.

In que­sta edi­zione si è molto inve­stito nell’innovazione a tutti i livelli: azien­dale, di comu­ni­ca­zione e di imma­gine: la luce è un tema di attua­lità, che riguarda aspetti diversi, dalla soste­ni­bi­lità alla sicu­rezza delle città, del resto l’ecosostenibilità tocca sia noi, frui­tori ogni giorno di innu­me­re­voli mani­fe­sta­zioni della luce, che gli impren­di­tori del settore.

La vera rispo­sta al pro­blema ener­ge­tico è l’affermazione del pro­getto illu­mi­no­tec­nico come parte inte­grante di qual­siasi pro­getto archi­tet­to­nico, pub­blico o pri­vato. Si parla molto di lighting design, cioè inte­grare le sor­genti lumi­nose in un buon pro­getto a garan­zia del com­fort visivo.

Ma quali sono le carat­te­ri­sti­che di un pro­getto della luce ben fatto? Riteniamo non ci siano delle regole a priori, l’importante è inse­rire le lam­pade in base all’uso e agli ambienti.

Per esem­pio: un’illuminazione indi­retta rea­liz­zata con sor­genti fluo­re­scenti per enfa­tiz­zare i sof­fitti, Led color a terra per sot­to­li­neare i per­corsi, lenti rifrat­tive con effetto “a lama di luce” per illu­mi­nare gli oggetti. Un buon pro­getto, da un lato deve pun­tare al rispar­mio ener­ge­tico e rispetto ambien­tale, dall’altro al benessere.

Una recente diret­tiva euro­pea san­ci­sce dal 1° gen­naio 2011 la scom­parsa della plu­ri­cen­te­na­ria lam­pa­dina a incan­de­scenza «l’ unica in grado di dare una resa di colore ottima in ter­mini este­tici e qua­li­ta­tivi», a favore di quella fluo­re­scente com­patta, a basso con­sumo ener­ge­tico ma tutt’altro che eco­lo­gica, in quanto con­tiene circa 4 mil­li­grammi di mer­cu­rio. Termometro al mer­cu­rio no e lam­pa­dina fluo­re­scente si… un metro e due misure?

Ma qual è la luce del futuro? Per noi, per molti, è il Led, per i ridotti con­sumi e dimen­sioni, la lunga durata e le ele­vate prestazioni.

Costruzioni volanti e architetture visionarie

In que­sto periodo mi sto appas­sio­nando a sco­prire forme di urba­niz­za­zione uto­pi­sti­che e visio­na­rie, archi­tet­ture e costru­zioni eco­so­ste­ni­bili che pro­ba­bil­mente rimar­ranno solo dei dise­gni senza arri­vare ad una rea­liz­za­zione effet­tiva. Però ogni tanto è bello imma­gi­nare come sarà il futuro.

Ho tro­vato in giro per la Rete diversi pro­getti ambiziosi,ma quello che mi ha col­pito di più è stata un’incredibile strut­tura alber­ghiera sospesa a 65 metri sul livello del mare. Questa costru­zione è eco­lo­gica a causa di un impatto ambien­tale non inva­sivo, inol­tre è molto meno costosa di quanto si possa imma­gi­nare dal momento che pog­gia su soli tre pila­stri incli­nati anco­rati sul fon­dale marino. Oltre all’accesso via mare è pre­vi­sto anche l’accesso per via aerea mediante dei diri­gi­bili che potranno attrac­care in cima alla costruzione.

Questo albergo è stato ideato e pro­get­tato dall’architetto russo Alexander Asadov (qui la pagina del pro­getto) per rime­diare al futuro — a quanto pare — innal­za­mento del livello marino.

Altri pro­getti inte­res­santi sono l’isola gal­leg­giante Z Island dell’architetto fran­cese Jean Philippe Zoppini, dotata di spe­ciali eli­che che le con­sen­tono di navi­gare alla velo­cità di 10 nodi, e il City of the Ocean, una strut­tura dell’architetto pari­gino Jacques Rougerie che con­sente di vivere sopra e sotto il livello del mare con abi­ta­zioni, uffici, risto­ranti sot­to­ma­rini, alber­ghi e cinema. Quest’ultima strut­tura, sor­mo­tata da tre torri, potrebbe essere l’unica a venire alla luce real­mente nella laguna di Abu Dhabi, ovviamente.