L’autunno e il mercato immobiliare (2 puntata)

Vorrei inse­rirmi anche io nella discus­sione aperta nel post pub­bli­cato qual­che giorno fa da Enzo.
Sono asso­lu­ta­mente d’accordo con il mio col­lega quando afferma che sono siamo l’ente adatto per gli studi a cui si rife­ri­sce Nobear. Però lasciate che vi riporti alcuni appunti che ho preso qual­che mese fa ad una con­fe­renza sulla Finanza Immobiliare orga­niz­zata da Nomisma, in cui era ospite il pro­fes­sor Rainer Masera, che spero che pos­sano con­tri­buire al dibattito.

Si tratta come accen­navo di appunti, e per­tanto li riporto essen­zial­mente come spunti di rifles­sione per le nostre discus­sioni virtuali.

Allora, come primo dato, nes­sun eco­no­mi­sta è stato in grado di pre­ve­dere la por­tata dell’attuale crisi. Si pen­sava ad una crisi pas­seg­gera, di sicuro non dell’entità che abbiamo conosciuto.
La crisi, poi, è stata di natura finan­zia­ria: e per que­sto vi chiedo di fare un pic­colo passo indie­tro, pro­vando a rie­pi­lo­gare che cosa è acca­duto negli ultimi 10 anni, a par­tire dagli Stati Uniti.
Negli ultimi 10 anni, secondo Masera, vi sono 3 errori fon­da­men­tali che hanno dato ori­gine alla grande crisi:
  • Le deci­sioni della poli­tica ame­ri­cana di dare “una casa a tutti gli ame­ri­cani”, anche a coloro che non ave­vano abba­stanza red­dito. Il social hou­sing non è in linea con la tra­di­zione ame­ri­cana: per­tanto con una scelta poli­tica bipar­ti­san, si affidò que­sto com­pito al mer­cato ban­ca­rio. Il sistema con­sen­tiva finan­zia­menti del 100–110%, con una cre­scita con­te­stuale dei prezzi. Non solo, quindi i mutui sub­prime di cui abbiamo sen­tito tanto par­lare, ma tutto il sistema ame­ri­cano era drogato.
  • I mer­cati finan­ziari non si auto­re­go­lano: è neces­sa­rio che i governi si addos­sino il pro­prio ruolo di “con­trol­lori”, det­tando le regole del gioco.
  • Economie di scala e di scopo non si sono rive­late una buona scelta: le grandi ban­che inter­na­zio­nali stanno rive­dendo le pro­prie strategie.
In que­sto con­te­sto, l’economia reale ha ini­ziato a risen­tire i con­trac­colpi di que­sta ubria­ca­tura libe­ri­sta della finanza, con le con­se­guenze che tutti cono­sciamo, nei vari com­parti dell’economia, mer­cato immo­bi­liare com­preso. Ecco che si sono dif­fusi i vari crolli dei prezzi delle abi­ta­zioni negli Stati Uniti prima e in Europa poi.
Nei paesi meno finan­zia­riz­zati l’impatto della crisi sul PIL è stato più forte, come nel nostro paese. Ad oggi, inol­tre, Italia e Svizzera sono gli unici paesi che non regi­strano cadute rile­vanti dei prezzi, ma esclu­si­va­mente un crollo delle com­pra­ven­dite. Anche per­ché (e ciò è sicu­ra­mente valido per l’Italia) il mer­cato immo­bi­liare ita­liano è molto poco finan­zia­riz­zato. Altro dato pecu­liare ita­liano è dato dal fatto che i vari set­tori dell’economia e le ban­che nostrane sono sot­to­ca­pi­ta­liz­zate: secondo il pro­fes­sore, quando ci sarà una ripresa inter­na­zio­nale, i nodi ita­liani potreb­bero venire al pet­tine. Gli Usa si stanno muo­vendo rapi­da­mente nel risa­na­mento dell’economia, men­tre pur­troppo in Europa c’è empasse nelle decisioni.

L’autunno e il mercato immobiliare. Previsioni?

Si sa che l’anno, quello vero, non comin­cia a gen­naio ma a set­tem­bre. Rientrati dalle vacanze e con le pile rica­ri­cate, è il momento di rimet­tersi a lavoro pia­ni­fi­cando l’imminente futuro.

Che pre­vi­sioni avete per que­sto nuovo anno immo­bi­liare?

Toscano e media nazionale. Come vanno le compravendite?


Come sta andando il mer­cato immo­bi­liare ita­liano nel 2009?
A que­sta domanda ha rispo­sto un comu­ni­cato stampa dell’Agenzia del Territorio, pub­bli­cato un paio di giorni fa, rias­su­mendo i dati sull’andamento dei volumi delle com­pra­ven­dite immo­bi­liari effet­tuate in Italia nel primo tri­me­stre del 2009.

Nel set­tore resi­den­ziale si parla di un decre­mento del –18,7% rispetto allo stesso periodo del 2008. Sicuramente un trend nega­tivo, come già emer­geva dalle pre­vi­sioni anche degli scorsi anni , pre­ci­sa­mente a par­tire dal secondo seme­stre 2006, sem­pre secondo l’Agenzia del Territorio.

Anche gli ulti­mis­simi dati in nostro pos­sesso (aggior­nati al 30 aprile) con­fer­mano la ten­denza dell’andamento, ma con una con­tra­zione più con­te­nuta rispetto alla media nazio­nale.
Nella prima parte dell’anno la dimi­nu­zione delle com­pra­ven­dite, rela­ti­va­mente agli immo­bili trat­tati da Gruppo Toscano è stata del –11,56% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Un trend in decre­mento ma con una situa­zione più posi­tiva rispetto alla media nazionale.

Eccovi il com­mento del nostro pre­si­dente, il  Dott. Ilario Toscano, in esclu­siva per gli amici del blog:

Un dato che ci con­forta come gruppo, con­si­de­rando l’andamento nazio­nale e che trova una spie­ga­zione nella situa­zione eco­no­mica mon­diale. Con la crisi l’accesso al cre­dito per com­prare casa è diven­tato più dif­fi­cile. Mentre fino a qual­che anno fa, otte­nere un mutuo al 100% era rela­ti­va­mente facile, ora le ban­che sono diven­tate molto più selet­tive e meno pro­pense alla con­ces­sione di mutui.

Oggi anche in pos­sesso di tutti i requi­siti finan­ziari, non è auto­ma­tico che si rie­sca ad otte­nere un mutuo e ciò ha un riflesso molto inci­sivo sulle compravendite.

Sembra di essere tor­nati alla situa­zione di mer­cato di 10–15 anni fa, prima del cre­dito facile, quindi quella attuale è una sorta di ritorno alla nor­ma­lità per un mer­cato che tratta un bene impor­tante come la casa. Da qual­che anno le pre­vi­sioni sono con­ti­nua­mente nega­tive, e pre­vedo un’inversione di ten­denza a par­tire dal 2010.

Taglio piccolo, taglio medio o taglio grande? Come cambiano le preferenze degli italiani in tempi di crisi

In base ai dati rac­colti nei primi 3 mesi del 2009 (dal 1/1/09 al 31/03/09) dal Centro Studi Toscano, divi­sione spe­cia­liz­zata in ana­lisi ed inda­gini di mer­cato, il mer­cato immo­bi­liare ita­liano regi­stra una dimi­nu­zione dei prezzi. Sotto il pro­filo delle quo­ta­zioni, il mer­cato resi­den­ziale regi­stra un calo dei prezzi sia nei cen­tri cit­ta­dini sia nelle zone semi­cen­trali e peri­fe­ri­che, pari al 7–8% circa a livello nazio­nale. Il dato più signi­fi­ca­tivo del tri­me­stre è dato da una leg­gera dimi­nu­zione dei tempi medi di ven­dita (poco meno di 6 mesi rispetto agli oltre 6 mesi dell’ultimo tri­me­stre dell’anno pre­ce­dente), effetto della dimi­nu­zione delle quo­ta­zioni immobiliari.
 
Nel 2002, gli ita­liani pre­di­li­ge­vano i cosid­detti tagli pic­coli, cioè fino a 65 mq, in quanto il 40% delle abi­ta­zioni com­pra­ven­dute dal Gruppo era appar­te­nente a que­sta tipo­lo­gia, men­tre il 35% degli ita­liani optava per il tri­lo­cale, il tipico taglio medio, la cui metra­ture è com­presa tra i 65 e i 120 mq. Il 25% delle pre­fe­renze, infine, era rivolta alle abi­ta­zioni di ampia metra­tura, cioè oltre i 125 mq. Era evi­dente un’equa distri­bu­zione della domanda tra le tipo­lo­gie di metra­tura disponibili.
 
Il “taglio medio”(compreso tra 65 mq e 120mq) — Questa tipo­lo­gia rap­pre­senta l’oggetto dei desi­deri degli ita­liani: rispetto all’analisi del 2002 ha subito un incre­mento del 17%, arri­vando ad assor­bire ben il 52% delle com­pra­ven­dite immo­bi­liari. Tra que­sti, il 61% è costi­tuito da abi­ta­zioni infe­riori ai 100 mq. Ciò è ovvia­mente avve­nuto a disca­pito degli altri 2 tagli prin­ci­pali: il taglio grande ha subito un calo del 7% men­tre il taglio pic­colo del 10%.
 
Le grandi metra­ture (oltre 125 mq) — Rappresentano il 18% degli acqui­sti degli ita­liani e hanno subito un calo del 7% rispetto al 2002. Questo dato con­ferma che in Italia la ric­chezza si è con­cen­trata, in que­sti ultimi anni, a disca­pito della classe media, che vede di molto dimi­nuito il pro­prio potere d’acquisto e non può più per­met­tersi di acqui­stare appar­ta­menti di grandi dimen­sioni, soprat­tutto nei capo­luo­ghi di provincia.
 
I mono­lo­cali e i bilo­cali (fino a 65 mq) — Questa tipo­lo­gia di abi­ta­zione è tipi­ca­mente acqui­stata per inve­sti­mento, oppure da sin­gle o gio­vani cop­pie. Il “taglio pic­colo” ha regi­strato un crollo del 10% rispetto al 2002, rap­pre­sen­tando nel 2009 il 30% dell’offerta com­ples­siva. Sotto il pro­filo dell’offerta, rile­viamo che coloro che negli anni scorsi hanno inve­stito nel mat­tone oggi sono poco pro­pensi al disin­ve­sti­mento, poi­ché in que­sto con­te­sto di crisi finan­zia­ria gli immo­bili rap­pre­sen­tano uno degli inve­sti­menti più sicuri. Sotto il pro­filo della domanda, il calo è da attri­buire a rile­vanti muta­menti sociali subiti negli ultimi anni in Italia. Evidenziamo quindi il dif­fon­dersi del cosid­detto “pre­ca­riato” per i gio­vani, che li induce a com­prare casa ad un’età supe­riore rispetto a pochi anni fa, quando le esi­genze per­so­nali dif­fi­cil­mente si con­ci­liano con un’abitazioni di dimen­sioni così ridotte. Inoltre il pre­ca­riato fa sì che i gio­vani ita­liani, se optano per “uscire” dalla casa paterna, non pos­sie­dono le garan­zie per­so­nali tali da accen­dere un mutuo e, di con­se­guenza, sono indotti nella mag­gio­ranza dei casi a sce­gliere un con­tratto d’affitto.

Il Piano Casa alla volata finale

Nel post che abbiamo dedi­cato al Piano Casa del Governo per rilan­ciare l’edilizia e met­tere in cir­colo liqui­dità, abbiamo detto anche che non sono man­cate le cri­ti­che in rela­zione a con­flitti di com­pe­tenze con le Regioni. Effettivamente que­sto con­flitto è stato sol­le­vato ed ha por­tato ad uno stop dell’iter legislativo.

La poli­tica si è messa al lavoro ed è arri­vata ad un’intesa tra il Governo e gli Enti Locali sulla base dell’approvazioni di appo­site leggi regio­nali entro 90 giorni per con­sen­tire l’amplia­mento del 20% della volu­me­tria di edi­fici resi­den­ziali uni e bi– fami­liari.

Non sarà pos­si­bile ampliare le abi­ta­zioni abu­sive, quelle situate cen­tri sto­rici e i con­do­mini, men­tre sarà pos­si­bile ampliare le vil­lette a schiera con giar­dino per­chè con­si­de­rate come case unifamiliari.

Il governo con­fida nella rapida appro­va­zione delle leggi regio­nali. Se ci saranno regioni ina­dem­pienti, il governo uti­liz­zerà i pro­pri poteri sosti­tu­tivi, anche ema­nando decreti legge. Con un con­trollo da parte delle Regioni e degli enti locali, effet­ti­va­mente il peri­colo di una cemen­ti­fi­ca­zione sel­vag­gia e il dila­gare di forme di abu­si­vi­smo edi­li­zio paiono essere meno probabili.

In ogni caso il Governo ha inse­rito il prov­ve­di­mento nel decreto legge sugli incen­tivi, su cui è stata posta la fidu­cia. Questo signi­fica che, a meno di colpi di scena dell’ultim’ora, lunedì sera la Camera appro­verà il provvedimento.

Intanto vi segnalo il testo inte­grale dell’accordo tra Governo e Regioni.

Quanto a voi, ora che gli osta­coli sem­brano essere supe­rati, cre­dete nell’utilità di que­sto prov­ve­di­mento per il nostro settore?

Il Piano Casa: che ne pensate?

Negli scorsi giorni i media hanno par­lato del Piano Casa pre­vi­sto dal Governo per uscire dalla crisi. Al momento pare che sia slit­tato a data da defi­nirsi, ma resta un tema sem­pre attuale e all’ordine del giorno dell’agenda politica.

Tra le age­vo­la­zioni pre­vi­ste dal prov­ve­di­mento si è par­lato anche di un piano di ven­dita delle case popo­lari agli attuali inqui­lini attra­verso la con­ces­sione di mutui age­vo­lati. Gli alloggi popo­lari inte­res­sati dovreb­bero essere 5mila, ma le abi­ta­zioni potreb­bero salire a 6mila con­si­de­rando anche gli inter­venti di rico­stru­zione. A riscat­tare l’immobile in cui vive potrebbe essere un milione di per­sone che oggi vive nelle case popo­lari. La tra­sfor­ma­zione dell’affitto in mutuo dovrebbe con­sen­tire di aumen­tare la ric­chezza delle fami­glie e soste­nere i ceti più deboli, che potreb­bero così acqui­stare la casa.

Ma non solo. Sono state pre­vi­ste anche ridu­zioni buro­cra­ti­che per l’aumento delle cuba­ture. Una misura che con­sen­tirà di ampliare le abi­ta­zioni del 20% di cuba­tura con pro­ce­dure sem­pli­fi­cate rispetto al pas­sato, con le pra­ti­che presso gli uffici sta­tali che saranno sosti­tuite da una peri­zia giurata.

Eppure non man­cano le cri­ti­che, soprat­tutto in fatto di even­tuali con­flitti di com­pe­tenze tra Stato e Regioni.

Io ancora non sono riu­scito a farmi un’idea pre­cisa, ma cosa ne pen­sate? Davvero potrebbe sti­mo­lare inve­sti­menti ed aiu­tare ad uscire dalla crisi?